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21 Novembre

Onorevoli e Sindaco firmano il decalogo della legalità In evidenza

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Sant’Anastasia – Gli on. Paolo Russo e Massimiliano Manfredi, con il Sindaco, delegati di associazioni, dirigenti scolastici, assessori e consiglieri, unitamente a cittadini presenti in sala consiliare firmano (sabato 18 novembre 2017) il Decalogo della Legalità, a conclusione degli eventi dal titolo le "Giornate itineranti della legalità", tenutesi in paese.

Eventi molto seguiti specialmente all'Istituto Pacioli, dove Emanuele Cerullo ha presentato agli alunni il suo libro "Ventre di Scampia" e, nel pomeriggio, è stato approfondito il vissuto giornalistico di Giancarlo Siani, vittima di camorra, rileggendo passi del libro "Fatti di camorra".

Le giornate sono parte di un progetto del collega Francesco De Rosa, che, "contro ogni forma di illegalità”, tende a generare nei giovani i valori civili e morali richiesti dalla nostra cultura democratica e vuole arrivare ovunque in Campania, Sicilia e Calabria, per mettere in moto la parte sana della società civile.

Riportiamo i dieci punti del decalogo:

1) La legalità è un bene prezioso, comune e primario, la cui tutela coinvolge ogni comunità e singolo cittadino indipendentemente dall’età, dal ruolo, dallo stile di vita, dalle appartenenze, dal lavoro e dai titoli che si hanno. Per essa mi impegno, con il presente decalogo, liberamente sottoscritto, ad orientare ogni mia azione, costasse, finanche, i miei interessi personali, la mia carriera professionale, sociale o politica, le mie stesse ambizioni, i miei averi.

2) La legalità deve orientare ogni azione che compio nella mia vita privata, nel lavoro, nei legami umani, nelle cose che faccio, nell’impegno politico e sociale in una terra, il sud dell’Italia, dove l’illegalità è diffusa e le parole di molti confondono, con dolo, il male con il bene, gli interessi privati e personali con quelli pubblici e collettivi.

3) La legalità è uno stile di vita, è tutela dell’ambiente, della natura, della giustizia, della società, delle istituzioni, della buona politica. È il rispetto delle regole anche quando le regole e la loro applicazione limitano fortemente i miei interessi, il mio vantaggio personale, i miei affari e mi impegnano, con azioni concreti più che con le mie parole, ad arginare ogni tipo di illegalità che si compie con me, davanti a me, accanto a me.

4) La legalità è pratica di vita e non si diffonde speculando su di essa o, con essa, alzando se stessi al di sopra degli altri o, finanche, screditando gli altri ma si radica come linfa vitale, come cultura della vita, come la pratica di un’etica sociale, come una forma di rispetto concreto verso gli altri. A queste pratiche di legalità ispirerò le azioni della mia vita in qualsiasi vicenda io sia coinvolto.

5) La legalità è il rifiuto di ogni voto di scambio o di favore. Che io sia, come sono, un cittadino/elettore nelle varie tornate elettorali o sia candidato a qualsiasi ruolo pubblico e politico mi impegno a rifiutare ogni pratica e abitudine, molto diffusa nelle terre del sud Italia, dove favori, raccomandazioni, posti di lavoro, incarichi professionali, nomine e persino visite mediche o certificati sono i «prodotti» più richiesti nel mercato della corruzione e della illegalità: quelli sui quali la mala politica realizza affari e connivenze con la camorra, le mafie, la lobby oscure, le imprese corrotte sulla pelle dei più deboli.

6) La legalità, ancor di più, nella pubblica amministrazione, nell’impegno politico, nella cura del bene comune richiede gesti forti e chiari. In nome di questi, mi impegno, con il presente decalogo, a farmi da parte, anche quando la legge non me lo impone, ove mai fossi coinvolto in processi, o, peggio, in condanne, per reati nell’esercizio delle mie funzioni che riguardano la pubblica amministrazione, il mio ruolo pubblico e politico poiché solo così posso contribuire ad arginare il disorientamento delle nuove generazioni a cui noi adulti li abbiamo costretti.

7) La legalità nei luoghi del lavoro, nella vita delle imprese, nell’esercizio della propria professione è pratica concreta, è mettersi alla prova ogni giorno per essere d’esempio, è competere con lealtà e correttezza, anche quando gli altri non lo sono, sul mercato dei concorrenti; è rifiutare di truccare le gare d’appalto, gli esami, le valutazioni, l’informazione, di garantire voti di scambio, di sfruttare i lavoratori, di assoggettarsi alla corruzione di certi politici e di certa pubblica amministrazione che trasforma i diritti in favori personali. In tale direzione il mio impegno sarà totale.

8) La legalità impone a me, in ogni ambito, il rifiuto dei poteri forti, della tracotanza, delle offese personali usate contro i miei rivali come metodo di convincimento e di vita. Rifiuto e lotta contro le pressioni di ogni tipo, dell’insulto usato ad arte, della denigrazione, della violenza verbale e fisica, delle parole pesanti, demagogiche e populiste scelte per mettersi in mostra, per screditare le istituzioni e le fondamenta stesse della società quando, in quel momento, conviene farlo per i propri interessi personali.

9) La legalità è l’unica pratica di vita che può garantire, allo stesso modo e con sicura efficacia, l’interesse pubblico e quello privato; l’affermazione di sé stessi e quella degli altri; lo sviluppo delle imprese, dei lavori e delle economie; la difesa dei meriti, dei talenti e degli entusiasmi che le giovani generazioni, sedute dietro ai banchi delle nostre scuole, hanno il diritto di praticare. Alla costruzione di una società così fatta mi impegnerò con tutti i miei sforzi.

10) La legalità è una sfida personale e collettiva che metterò in pratica anche quando dovessi essere l’unico/a a metterla in pratica. Essa è foriera e preludio di bellezza, è rifiuto di ogni camorra, ‘ndrangheta, mafia, di ogni atteggiamento larvato o palese d’arroganza, di ogni becero sopruso che mina, da troppo tempo, quanto di più bello può accadere in futuro, ovunque, nel sud dell’Italia.

Il direttore - Giuseppe Piscopo

 

Letto 648 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Novembre 2017 09:00
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