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InComuneOnLine - Articoli filtrati per data: Giugno 2017

Sant'Anastasia (NA) – E' partita dai giovani dell'associazione Urbe Vesuviana la proposta di rivitalizzare le piazze come luoghi di incontro per valorizzare le risorse del territorio vesuviano. Questo lo scopo principale dell’evento più emblematico dell'associazione, il Vesuvius Art, tenutosi il 24 giugno in piazza IV Novembre: una mostra di opere di giovani artisti per valorizzarli, riqualificare le tradizioni e ridare importanza all’arte e all’artigianato locale.

Improvvisandosi falegnami ed arredatori hanno allestito la piazza centrale del paese, puntando a creare un’atmosfera calda e distesa, atta ad accogliere le opere dei disegnatori: Ilaria Aprile, Sara Cozzolino, Ivan Chianese, Eugenio Di Marzo; dei pittori Antonio Raia, Mario Sepe, Lisa Sodano, Lucio Casillo, Luisa D’Avino, Simona Coppola; dei grafici Marco De Natale, Laura Balisciano; dei fotografi Raffaele Di Lorenzo, Mario Tuorto, Vincenzo Masucci; degli artigiani Vincenzo Bacco e Giacomo D’Alterio, scultori; Luigi Magnetta, maestro ramaio; del ceramista Acampora e delle ricamatrici della Caritas parrocchiale di Santa Maria La Nova.

Per una intera giornata e soprattutto in serata la piazza è stata piena di gente, di famiglie, di associazioni, di giovani visibilmente interessati, che hanno poi applaudito l’esibizione di Daniele Galasso, giovanissimo ambasciatore della musica napoletana nel mondo col suo mandolino.

Il nostro è un territorio ricco di risorse e noi di Urbe Vesuviana crediamo che la qualità e la varietà dei lavori artistici e di artigianato sia talmente elevata che questi settori possono davvero divenire il traino della rinascita economica ed il riscatto socioculturale dei Paesi Vesuviani. L'evento – afferma il presidente Angelo Terracciano - ha mostrato a tutti una Sant’Anastasia diversa, capace di emozionarsi ma soprattutto intenzionata a cambiare, a non nascondersi dietro stereotipi e a mostrarsi senza maschere. I giovani hanno dato dimostrazione autentica di coraggio, di volontà di rinnovamento e di riscatto, hanno dimostrato di voler costruire il domani senza la paura di osare, guardando con orgoglio il passato e custodendolo gelosamente come patrimonio da salvaguardare".

"Il Vesuvius Art  sarebbe stato una vittoria se anche un solo giovane si fosse avvicinato a noi, e la nostra audacia è stata ampiamente premiata. Un ringraziamento particolare agli sponsor che hanno reso possibile tutto questo, al sindaco Lello Abete, all'assessore Fernando De Simone, che ci hanno sopportato e supportato in queste settimane di preparativi; a don Ciccio D'Ascoli per gli incoraggiamenti; ma il grazie maggiore - conclude il presidente - va a Sant’Anastasia, ai suoi cittadini, ai giovani e ai meno giovani, ai ragazzi di questa associazione che raccoglie, tra gli iscritti, associati di 4 diversi paesi vesuviani, per essersi davvero regalati una speranza, un angolo di gioia e serenità, per aver acceso finalmente un faro in una buia società, spesso standardizzata”.

"Abbiamo sostenuto un evento in grado di portare in piazza IV Novembre, che abbiamo reso molto più viva e vivibile, varie forme d'arte, cultura e tradizioni – dice il sindaco Lello Abete – grazie ai nostri giovani, impegnati nel sociale e desiderosi di essere artefici del cambiamento in cui tutti confidiamo. E' questa la Sant'Anastasia che ci piace".

Il direttore - Giuseppe Piscopo

Pubblicato in Eventi

Sant'Anastasia (NA) – E' attesa a breve una decisione in merito alla caserma dei carabinieri. Il sindaco ha tenuto ieri una riunione sul tema in sala giunta con i capi gruppo consiliari ed è emersa la volontà unanime di continuare ad adoperarsi per far si che la caserma resti in paese e di mettere in programma, nel caso si renda necessario, un consiglio comunale allargato al fine di informare la cittadinanza.

Attendiamo risposte da parte della Prefettura su alcune proposte che abbiamo avanzato e cioè: accogliere la caserma dei carabinieri in via Primicerio con un comodato d'uso gratuito oppure nella ex scuola elementare di via Starza Rosanea, attualmente di proprietà della RFI. Quest'ultima soluzione – spiega il sindaco Lello Abete - è possibile perché la Ferrovia è disponibile fin da subito a concederla in comodato d'uso gratuito.

Dopo l'incontro recente con noi, il sottosegretario di Stato alla Difesa, onorevole Gioacchino Alfano, ha interessato il Ministero. Siamo in attesa di conoscere quale delle due opzioni da noi prospettate sarà accolta. Se la scelta cadrà sullo stabile di via Primicerio, siamo disponibili ad accollarci le spese del trasporto degli atti e suppellettili e del trasferimento degli uffici e del personale comunale in altra sede”.

E' una questione delicata – continua il sindaco - che stiamo seguendo in tutti i suoi aspetti. Valuteremo anche l'ipotesi di tenere un consiglio comunale, allargato alle associazioni e alla cittadinanza per dare loro informazioni corrette sulla vicenda ed i suoi sviluppi, data l'importanza di avere a Sant'Anastasia un presidio di legalità assicurato finora egregiamente dalla nostra caserma dei carabinieri”

Giuseppe Piscopo - direttore

 

Pubblicato in News
Giovedì, 08 Giugno 2017 00:00

CASERMA CARABINIERI, SI APRE UNO SPIRAGLIO

Sant'Anastasia (NA) – Il sottosegretario di Stato alla Difesa, onorevole Gioacchino Alfano, ha partecipato ieri l'altro, su invito del sindaco di Sant’Anastasia, Lello Abete, ad una riunione operativa nella sala giunta di palazzo Siano. Da tempo impegnato sulla questione Caserma cercando e vagliando varie ipotesi risolutive, il primo cittadino e il sottosegretario, precedentemente informato, hanno posto le basi per una soluzione tesa a garantire la permanenza a Sant’Anastasia della stazione dell’Arma dei carabinieri.

È stato un incontro interlocutorio quello tenutosi in sala giunta e, partendo dalle ipotesi di lavoro già elaborate dal Sindaco, poste anche all'attenzione della prefettura in un recente incontro, il sottosegretario è stato aggiornato sullo stato attuale dei fatti. E cioè che restano ancora valide due opzioni per destinare la caserma dei Carabinieri o nello stabile di via Sodani, sede di un plesso scolastico o presso l'edificio sede attuale di uffici comunali in via Primicerio. Quest'ultimo fu costruito circa 25 anni fa proprio quale sede di una nuova caserma, ma non fu poi utilizzata a tale scopo. La discussione è servita ad entrare di più nel merito dei vari punti a favore dell'una o dell'altra soluzione, del ruolo che l'ente pubblico del demanio potrebbe avere, dei problemi di bilancio del comune, dei vincoli di spesa, delle esigenze dell'Arma.

Il sottosegretario Alfano, al termine della riunione, si è impegnato ad offrire il suo sostegno e la fattiva collaborazione, mediante l'apertura di un tavolo di lavoro che coinvolga anche i vertici del demanio, affinché si risolvano le difficoltà che finora hanno impedito di individuare una sede definitiva per il presidio dell’Arma, alloggiato, come è noto, in uno stabile privato di via Antonio D’Auria, che di qui a breve dovrà lasciare a causa di uno sfratto esecutivo.

"L’impegno del sottosegretario alla Difesa ci conforta – dice il sindaco Abete – e contiamo di avere novità positive entro tempi brevissimi. I cittadini stiano comunque certi che ci stiamo attivando su più fronti per non privare Sant’Anastasia di un presidio che è punto di riferimento per tutti noi e garanzia di controllo del territorio e lotta alla criminalità».".

Il direttore - Giuseppe Piscopo

Pubblicato in News

Sant'Anastasia (NA) – Con una sobria manifestazione in un parco pubblico locale, alla presenza del sindaco e assessori, è stata “battezzata” la nascita dell'associazione culturale senza scopo di lucro “InventArte”, che intende attrarre l'interesse della cittadinanza e degli appassionati verso i siti storici locali e campani, alcuni dei quali illustrati mediante una mostra.

Il team che la compone, oltre alla Presidente, dott.ssa Leandra Lanzetta, è fatto di giovani professionisti, tra cui storici dell’arte, archeologi, conservatori e manager culturali, che hanno in animo di ideare attività culturali, percorsi narrati, itinerari personalizzati, laboratori didattici per le scuole, iniziative in grado di fornire un servizio altamente qualificato, originale e divertente, specialmente nei luoghi d’arte.

Saranno, per questo, programmate visite alle città, monumenti, Chiese, piazze, palazzi storici, giardini e musei, raccontandoli con le loro storie, leggende, folclore, aneddoti e descrizioni, facendo scoprire e riscoprire personaggi, curiosità, punti d’interesse e opere d’arte.

“Vogliamo lavorare con passione al fine di restituire valore ed importanza ai beni del patrimonio culturale presente in Sant'Anastasia e sul territorio campano. Nell’ambito del coordinamento delle nostre attività – spiega Leandra Lanzetta - proporremo iniziative dirette ad un pubblico ampio e sempre diversificato. L’Associazione InventArte, infatti, vuole coinvolgere adulti, famiglie, bambini e scuole di ogni ordine e grado, in modo da attrarre ed avvicinare all'arte più persone possibili: non solo esperti del settore ma anche appassionati e semplici curiosi”.

"Plaudo alla nascita di questa nuova associazione – dice il sindaco Lello Abete – fatta soprattutto da giovani esperti, impegnati in un campo molto interessante. Si è presentata ufficialmente ad un pubblico giovane e il mio plauso è soprattutto per la loro pregevole iniziativa nella crescita culturale per il nostro paese, una comunità viva e partecipativa".

Giuseppe Piscopo - direttore

Pubblicato in Scuola

CREDIAMO NELL’AMORE E NEL "NOI"

Sant'Anastasia (NA) – Il successo del concerto acustico del Gen Verde, tenutosi recentemente al Metropolitan di Sant’Anastasia, è stato suggellato dagli applausi, dal pubblico in piedi per ballare e lasciarsi coinvolgere, ma ancor più dalla comprensione del loro messaggio: la fraternità è vita, è ricominciare ad amare, è il “noi” realizzato. Abbiamo intervistato Alessandra Pasquali, componente della band, per raccontarsi e raccontare più in profondità quello che le unisce, le sostiene, le affascina, le motiva.

Solitamente si promuove un artista, un gruppo musicale. Si evolvono nel tempo, ma son sempre loro. Nel vostro caso il nome non cambia, le componenti del Gen Verde invece dal '66 ad oggi sono state tante. E il messaggio è sempre l'amore e l'unità, la vera umanità. Come si spiega? Cos'è il Gen Verde?

Questa è una bellissima domanda; quando rispondo a queste domande prima di tutto indago sulla mia vita. È il motivo per cui ho detto il mio quando mi è stato chiesto di venire al Gen Verde ed è il motivo per cui siamo animate dal voler testimoniare con tutte noi stesse che la fraternità possibile.

I gruppi, nel panorama mondiale, sono tanti e tanti che fanno bellissima musica.

Il Gen Verde è un gruppo multi-artistico internazionale composto da sole donne, in questo momento provenienti da almeno di 11 paesi del mondo e, appunto, il nome è sempre quello; soltanto che dal 1966, negli anni, nel Gen Verde sono passate più di 140 ragazze, che hanno aderito ad un progetto, cioè hanno detto “sì, ok, sono pronta a donarmi per un obiettivo” e questo sì al donarsi è rimasto sempre lo stesso. Se ci penso bene cambia il look, cambiano i generi musicali, perché devono cambiare in quanto abbiamo davanti giovani di varie epoche, persone di tante parti del mondo. Diciamocelo pure: una vita dedicata a far vivere il Vangelo tra di noi e comunicarLo ha bisogno di cambiamento, perché l’amore cambia sempre, secondo me; a noi interessa che attraverso il nostro lavoro arrivi questa idea: la fraternità è possibile, la pace è possibile e comincia prima di tutto da me”.

Per poter diffondere un messaggio di fratellanza occorre poterlo testimoniare. Qual'è il rapporto tra voi?

La nostra vita è molto stretta, nel senso che lavoriamo e viviamo insieme, quindi lavorare e vivere non è solo paradisiaco, ci sono dei momenti in cui abbiamo a che fare con scelte pratiche, scelte anche artistiche da fare; ognuno mette a disposizione la propria idea, dopo di che è pronta anche a che quella idea non venga realizzata perché in quel momento non serve”.

Una canzone tocca cuore e anima quando entra e "spacca". Da cosa o come nascono le vostre?

Parto da un esempio reale: è stata creata una canzone dal titolo Encuentroda tutte le componenti del Sud America, Panama, Messico Equador e, ovviamente, ognuna portava il suo genere musicale, il suo modo di pensare quella canzone...; c’è stato un momento in cui si son dovute guardare in faccia e dirsi che, nonostante la diversità, quello che ne sarebbe venuto fuori è un testo e musica ancora diverso da quello che la propria cultura può dare. Fatto questo passo, che è stato bellissimo, è nata la canzone, in cui ciascuna si è ritrovata pienamente. Una canzone colpisce molto per il ritmo, le parole, perché è gioiosa, ma anche perché sotto c’è una esperienza di dialogo profondo tra chi l’ha composta. E, come poi costatiamo, è la canzone ideale, che risponde al nostro progetto di fraternità, la canzone che “spacca”.

Che i valori siano in crisi è un dato di fatto. Che siano impressi in ciascuno anche. Se vi sembra di vedere che tutto crolla, come fate a credere?

Ancora indago su me stessa. Al Gen Verde ci lavoro e faccio di tutto, come le altre. Ognuno di noi è pronta nelle cose pratiche da fare: scene, microfoni, luci, palco, abiti; ci cerchiamo il lavoro, creiamo tutti i contatti; lavoriamo sul linguaggio mediatico, siamo sempre in continuo aggiornamento.

A volte capita di non essere d’accordo, ma ogni volta, prima di iniziare il lavoro ci diciamo: guarda, io sono qui perché il mondo creda che la fraternità è possibile. Quindi...ci si chiede scusa.

Siete state a Sant'Anastasia, paese mariano per la presenza del Santuario di Madonna dell'Arco, noto nel mondo. Qual'è il vostro approccio con territori simili?

Ogni territorio ha la sua tradizione e anche le sue devozioni. Abbiamo la possibilità di girare il mondo e vediamo tanti modi diversi di essere devoti o legati alla figura di Maria e quindi mi sento fortunata per questo; non vedevo l'ora di venire a Sant'Anastasia, in questa parte della provincia di Napoli, perché non la conoscevo. Per me ogni territorio è sacro, ma non parlerei tanto di approccio al territorio, nel senso che al di là di quello che si crede o non si crede - ad esempio anche in Cina sentivo la stessa cosa – l’approccio è con le persone; ed abbiamo dialogato e lavorato con ragazzi buddisti o ebrei, mussulmani o con ragazzi che non credono proprio niente; l'approccio è con loro, abbiamo lavorato sempre allo stesso modo, cioè credendo alla sacralità di quello che ognuno nella sua cultura e la sua religione vive e vede e crede.

La terra è piena di luoghi dove Maria si fa "rivedere". Oltre a cantarLa, che rapporto avete con Lei?

Prima di tutto vorremmo noi essere Maria, cioè riviverla in qualche modo, affinché gli spettatori la possano vedere sul palco; ovviamente può sembrare anacronistico perché Maria era una donna straordinaria, era una mamma di famiglia …… Noi andiamo sul palco con i tacchi, come donne che fanno spettacolo, con lievi trucchi, quindi la cosa è questa: noi abbiamo da raccontare la vita di Maria nel modo più bello che conosciamo oggi, nel modo fruibile per tutti, perché tutti possano riconoscersi in qualche modo in quello che facciamo, cantiamo, raccontiamo; questa è la cosa più importante. Prima di salire sul palco, se ho avuto una difficoltà, dico Ave; non dico tutta l’Ave Maria, mi impegno a dire la mia Ave Maria attraverso i miei movimenti, il mio modo di donare quello che canto, sorridere o piangere o quello che serve per restituire il Vangelo al pubblico nel modo in cui noi facciamo, cioè con la musica. Quando recito il Magnificat o lo cantiamo - il Magnificat per me è molto… politico, per questo mi attira tantissimo – sento che quello è la rivoluzione vera. Per me il Magnificat è: essere una donna forte, una donna che vuole portare un segno nella società, per cambiarla dal di sotto con il proprio amore verso le cose che fa, col proprio “essere”, portarlo nel luogo di lavoro, valorizzare l'altro lì dove è.

Le idee hanno una forza potente. Qual'è  la vostra risposta di fronte alle idee forti delle nuove generazioni?

Spesso, dopo i concerti, ci fermiamo in quel luogo per fare workshop con i giovani; arriviamo e abbiamo davanti ragazzi con lo sguardo vuoto, ragazzi sdraiati sulle sedie, tante volte lavoriamo con adolescenti che danno l'impressione di non avere nulla da dire, non hanno il coraggio nemmeno di guardarci negli occhi, non sono abituati a mettersi in gioco. Incominciamo a incontrarli, a stare con loro e la cosa che accade è che, al di là di quello che noi pensiamo, vengono colpiti dal vederci insieme di tutte le nazioni e vedere che noi andiamo da loro al di là del loro apparente scoraggiamento; apparente perché nel momento in cui noi andiamo a conoscere loro, andando noi da loro ( anche questo per me è vivere Maria) per fare noi il primo passo verso l'altro, questi giovani trovano nei workshop uno spazio dove potersi esprimere; noi li stimoliamo a tirar fuori i loro talenti, non lasciamo che si accontentino dei risultati raggiunti in poco tempo e, magari, chiediamo sempre di più e loro rispondono, proprio perché hanno ideali grandi e vogliono andare a fondo e dare il meglio, si sentono guardati da qualcuno che finalmente dice loro qualcosa. La nostra risposta è la forza delle esperienze, quindi non sono tanto le idee – oggi le prediche non vanno più, in realtà non sono mai andate – quanto la vita, sicuramente ispirata da un ideale, quello è certo, ma ciò che cambia la vita è la forza di quell'ideale vissuto, delle esperienze vere di condivisione, di unità, di fraternità, di amore reciproco.

E la risposta alla bellezza, che mette in rapporto col trascendente?

Per me la bellezza è quando, anche dopo tanti anni, davanti a un ricordo, sono cambiata ma ritrovo le stesse emozioni. Se abbiamo scoperto qualcosa di veramente bello nella vita, nel lavoro artistico, è Dio. Non è solo vero e buono, è anche bellezza. La bellezza mette in contatto col trascendente quando racconta qualcosa che non passerà mai. Credo che le persone possono incontrare la bellezza, se è presentata nel modo più eccellente possibile.

Non voglio dire che siamo perfette, ma mettiamo cura alla scenografia, alle canzoni, alla musica, non perché vogliamo essere impeccabili, ma perché la gente ha diritto di mettersi in contatto con qualcosa che parla più di noi attraverso di noi; e che dice qualcosa di più di quello che noi diciamo: il mistero, il trascendente appunto. Ed io ci tengo così tanto a questa parola!

Vorresti dire qualcos’altro?

Sono molto contenta di essere stata fra voi. Il mondo ci sfida tanto anche con problematiche varie e noi vogliamo arrivare a tutti, a tutte quelle periferie per portare la speranza, un po' di conforto, una carezza, ma nello stesso tempo sfidarle a lavorare e a credere che, impegnandosi personalmente, possiamo cambiare le cose insieme agli altri. Se riusciamo a dare un po' di questa forza, penso che Dio sarà felice.

Il direttore - Giuseppe Piscopo

Pubblicato in News

Il gruppo di sole donne che fa il giro del mondo trasmettendo messaggi di amore e fratellanza sale sul palco del Metropolitan di Sant’Anastasia per un serata all’insegna della bellezza della musica e dell’anima.

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